Opinioni

Elezioni 2017: “L’indipendenza non si guadagna con l’esoterismo, anzi… “

Riceviamo e pubblichiamo:

“Gentile Direttore,

scrivo la presente, sperando che lei possa pubblicarla, per esprimere anch’io un mio parere sulle elezioni di domenica e sulla campagna elettorale che sta per concludersi, approfittando del suo recente invito a sfruttare la Gazzetta in tal senso.

Comincio con l’esprimere soddisfazione per una campagna elettorale che si è dimostrata fortunatamente molto più serena rispetto a 7 anni fa, quando invece l’intero periodo pre-elettorale era stato segnato da molta confusione e da un clima certamente meno pacifico.
Forse già questo è un bel risultato di cui tenere conto, al di là del fatto che si parteggi per l’uno o per l’altro candidato.
C’è stato un buon “fair play” tra i due candidati, che hanno entrambi manifestato una buona conoscenza della storia del Principato e un sincero sentimento di attaccamento a Seborga.

Vedremo chi i Seborghini sceglieranno domenica, e speriamo davvero che essi sappiano stavolta fare quadrato attorno a chi sarà eletto, sia esso Menegatto o Dezzani.
L’importante è infatti che queste elezioni possano rappresentare un’occasione per riunire la comunità seborghina e superare le divergenze venutesi a creare negli anni: ognuno può avere le sue opinioni sul Principato o sul suo sovrano, ma è bene che il nuovo Principe possa contare su un appoggio dei Seborghini che sia il più vasto possibile. E’ il valore e il fondamento della democrazia: riconoscere con serenità la volontà della maggioranza.

Leggendo gli interventi da lei già pubblicati sulla Gazzetta, non ho potuto non notare che un’accusa che è stata mossa ai due candidati sia il fatto di non aver preso in particolare considerazione la “spiritualità” di Seborga. Mi permetto di dire la mia su questo tema.
Che Seborga sia stato un centro di vita cristiana è fuori discussione: il paese era in fin dei conti un possedimento di monaci, ed è giusto, anche in considerazione del tempo turbolento che viviamo, intriso di terrorismo islamico, difendere con forza l’appartenenza alla religione cattolica.

Diversa considerazione merita invece, a mio avviso, tutto ciò che di altro si è detto in relazione a questo aspetto, ossia per esempio le vicende legate ai cavalieri, non meglio precisate reliquie e “grandi Segreti” che si troverebbero a Seborga e in generale l’esoterismo che dagli anni Duemila sembrerebbe permeare il paese.

Ho letto più e più libri su Seborga, e il migliore mi è parso un saggio di Ottolenghi, il quale – a mio avviso giustamente – relegava questi aspetti a mere leggende.
Il voler legare ad ogni costo Seborga a qualcosa di misterioso è una forzatura che non ha senso e che anzi ha finora prodotto solo danni: i cavalieri, che sono stati creati proprio per tutelare questa spiritualità, sono oggi divisi in molteplici fazioni che si scambiano accuse e recriminazioni, e personaggi perlomeno bizzarri girano sempre più spesso per Seborga.

L’esoterismo e il voler prendere ad ogni costo per vere delle leggende, forzando la storia del borgo per creare curiosità, è una strategia sbagliata che anzi rischia di screditare le motivazioni storiche che sottostanno alla volontà di indipendenza di Seborga, che è invece legittima e fondata storicamente. Con la religione è bene non giocare: Seborga è altro. La grandezza di Seborga è invece proprio la sua semplicità, e sono certo che la grandissima parte dei Seborghini sia d’accordo.

I Seborghini non vogliono “ricercare in Seborga la spiegazione del perché di grandi eventi”: Seborga è fatta di 300 abitanti che vivono di agricoltura, turismo e piccola economia e che soprattutto vorrebbero vivere il Principato con semplicità, serenità ed umiltà, consci e soprattutto fieri del fatto di essere “piccoli”. Questo è quello che conta.

E allora ben vengano programmi di governo un po’ più “prosaici” ed effettivamente orientati prima di tutto ai Seborghini e al consolidamento del Principato sul piano politico e della sua reputazione come aspirante Stato. L’indipendenza non si guadagna con l’esoterismo, anzi… E’ bene scindere i due aspetti e ben venga, dunque, la conclusione a cui è giunto il Cav. Marchetti: “La spiritualità di Seborga è una prerogativa dei cavalieri”. Il Principe non può e non deve essere un santone.

Capisco poco anche le polemiche sulle feste del Principato: che problema c’è nel farle? Sono sempre state fatte, anche ai tempi del Principe Giorgio…
Ovvio che il Principato non può limitarsi a questo, ma quello che ho potuto vedere in questi anni, leggendo questa Gazzetta, è che il Principato si è anzi limitato ad organizzare solo il ricevimento della Festa di San Bernardo, che è la Festa Nazionale del Principato… Le feste sono anche un momento di aggregazione tra i Seborghini: che senso avrebbe negarle?

Anche la frase sulle “Principesse fasulle” non l’ho davvero capita.
A Seborga c’è il Principe; la moglie del Principe è la Principessa Consorte, che non mi risulta abbia un ruolo di sovrana in questo senso. Anche a Monaco avviene così.
Gli Statuti Generali prevedono peraltro che il sovrano di Seborga possa essere effettivamente una Principessa (art. 26 del Regolamento, l’ho trovato sul sito Internet del Principato), quindi non capisco cosa si voglia dire con questa espressione, che trovo francamente anche un po’ sessista.

Insomma, lasciamoli stare i Seborghini, lasciamo che siano loro a scegliere in serenità il loro Principe. E impariamo a rispettare la scelta che faranno, con i criteri di valutazione che riterranno opportuni.
Grazie, Direttore, per l’ospitalità sulla sua Gazzetta”.

Firmato: Alberto Pianga, da anni sostenitore del Principato di Seborga

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