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TITOLI E UNIVERSITA` FASULLI: L’ITALIA AL SECONDO POSTO, GRAZIE A SEBORGA

In un articolo firmato da Carla Ferro e apparso su “Universita.it” (un quotidiano on line che si occupa del mondo universitario) si parla del Principato di Seborga come la “sede di centri di formazione fittizi” o “la fabbrica di diplomi fasulli”. Leggendo l’articolo (che pubblichiamo qui sotto) si scopre che grazie a Seborga, l’Italia figura al secondo posto nella classifica europea per questo fenomeno in continuo aumento e fuori controllo.

Il problema dei falsi accrediti e diplomi venduti da entità esistenti prevalentemente on line è diffusissimo e allo stesso tempo allarmante perchè ci tocca da vicino. Ieri come oggi, centinaia di enti, istituti, università, associazioni e individui sparsi per il mondo si servono, senza autorizzazione e senza scrupolo, del nome di Seborga per vendere e distribuire titoli nobiliari, cavalierati, passaporti, attestati, diplomi e qualifiche (tutti fasulli naturalmente), a chiunque capiti sotto il loro tiro o perchè attratti dalla singolare storia del nostro Principato. Purtoppo questo fenomeno, sempre piu` in aumento, continua seriamente ad intaccare la reputazione del nostro Principato, sia a livello locale che internazionale.
Quando da queste pagine della Gazzetta (e soprattutto nella sua versione inglese: The Seborga Times) incominciammo nel 2006 ad indagare  su questo fenomeno, non potevamo immaginare l’ estensione e la portata di queste attività (per non parlare poi delle possibili conseguenze…). 
Ancora oggi i nostri articoli di denuncia  vengono usati da legittime istituzioni pubbliche internazionali come fonti di riferimento e basi per avviare azioni legali contro quelle entità che operano on line e che dichiarano di offrire  attestati o diplomi (fasulli) riconosciuti dal Principato di Seborga, sebbene quest’ultimo non abbia mai rilasciato autorizzazioni del genere! 
Purtoppo ci rendiamo conto che tutto questo non basta per porre fine a questa piaga che ci danneggia di giorno in giorno. Il Principato non ha certo i mezzi  ne tanto meno le risorse a disposizione dei “grandi” per porre fine a questi illeciti. 
Ma consoliamoci perchè non siamo soli: siamo in compagnia di altri paesi più grandi e piu` forti di noi ma con lo stesso problema. Sebbene ci sentiamo impotenti di fronte al dilagare incontrollato di queste attività illecite on line, possiamo però far fronte unito se collaborassimo di più nello scambio di dati e informazioni fra paesi direttamente interessati.

Siamo d’accordo con “Universita.it” nell’affrontare queste problematiche con aggiornamenti alla mano, ma non siamo d’accordo con l’autrice dell’articolo in questione, Carla Ferro, quando qualifica il nostro Principato di Seborga come “fantomatico” e dal valore puramente “folkloristico”. 
Evidentemente per la Ferro, il diritto di autodeterminazione e di inindipendenza  portato avanti da una “minoranza” non esiste o ha un valore solamente “folkloristico”. Forse il folklore che vediamo in questi giorni nel paese dove vive la Ferro l’ha entusiasmata a tal punto da farle perdere il senso della ponderatezza. Meno arroganza, per favore!
Renzo Colla

DA: UNIVERSITA.IT
 “Secondo un recente studio, sarebbero cresciuti del 31% nell’ultimo anno i “diplomifici” in Europa: quelli “noti” sono passati infatti da 454 a 593 tra gennaio del 2010 e quello del 2011. Pressoché inesistenti le iniziative messe in atto per arginare il fenomeno. E nella top ten dei Paesi in cui è più diffuse, l’Italia si piazza al secondo posto dietro al Regno Unito, con un aumento esponenziale nell’ultimo anno. Ma che cos’è una “fabbrica di diplomi”? 
Secondo la ricerca si tratta di “entità” che esistono prevalentemente in rete e che corrispondono, in cambio di denaro e poco altro, titoli di vario genere, ma comunque di basso valore quando non completamente falsi. Spesso questi enti forniscono un diploma semplicemente “valutando” un riassunto con i dettagli della propria esperienza personale, e il diplomato ha anche la facoltà di scegliere la materia e l’anno del titolo. 
Altre richiedono allo “studente” di applicarsi in qualche modo nello studio, ma trattandosi di istituti non riconosciuti e non autorizzati, i diplomi non valgono nulla. Due i metodi più frequentemente messi in campo da questi istituti per ottenere credibilità: l’uso di millantati certificati di accreditamento e il riferimento a “micronazioni” per il riconoscimento. 
Al caso più incredibile fa da sfondo proprio l’Italia, o meglio il Principato di Seborga, ovvero un Comune ligure di 400 abitanti che vanta un suo principato solamente simbolico e dal valore “folkloristico” sufficiente però a fornire a questi centri di formazione fittizi un fantasioso “riconoscimento ufficiale”. 
In vetta alla classifica dei Paesi in cui questo tipo di pratiche sono maggiormente diffuse troviamo la Gran Bretagna, dove hanno sede il 57 per centro delle fabbriche di diplomi, con un aumento del 25 percento dell’ultimo anno. 
Balza al secondo posto l’Italia, dove il numero di università fasulle note è passato da 14 a 43 nel 2010. Un dato da leggere però con le dovute cautele: l’aumento è da attribuirsi infatti alla scoperta di un gran numero di enti che affermano di essere insediati (e riconosciuti) dal fantomatico Principato di Seborga. 
Molti altri istituti sono stati smascherati nel Belpaese l’anno scorso dal rapporto del Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche. Al terzo posto il Belgio, con Bruxelles capitale indiscussa dei “falsi titoli”.

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